Quando il corpo si chiude al sesso

Vaginismo

giulia

Ho 28 anni, ad agosto del 2012 ne avrò 29.

Mi sono rivolta al dott. Bernorio il 20 marzo 2012, ed era la prima volta che chiedevo aiuto a qualcuno per il mio problema sessuale. Ma ormai era diventato impellente farlo per me, visto che da settembre del 2011 ho una convivenza, iniziata come amore dal maggio 2011, e fidanzati ufficialmente da gennaio 2012.Io e M. abbiamo avuto rapporti intimi (masturbazioni e sesso orale) e sesso anale fino al 26 giugno 2012, ma non sesso vaginale perchè io soffrivo di un vaginismo che rendeva impossibile la penetrazione.

Ho avuto il primo rapporto sessuale a 17 anni, stavo con il mio ragazzo dell'epoca, con cui sono stata fidanzata e innamorata per 5 anni. Lui era stato il mio migliore amico da quando avevo 15 anni, sapevamo tutto di entrambi, lui era bisessuale. La prima volta è stata rapida e non ho avuto dolore, non ho perso sangue e non ho avvertito qualcosa che si potesse chiamare rottura di imene (ma ho fatto equitazione a ostacoli, e poi so che alcune non l'hanno, altre talmente elastico da non provare dolore, quindi non me ne sono preoccupata) ma alla seconda volta (sempre posizione missionario) ho sentito parecchio dolore,

insopportabile come lacerante, forse non avevo abbastanza lubrificazione, più lui continuava a entrare e sfilare, e più aumentava il dolore e la sensazione di attrito, e abbiamo dovuto interrompere. Da allora mi si è chiusa automaticamente la vagina ad ogni tentativo, e mi sono sentita chiusa in generale, come ingabbiata in una vita falsa, poichè con lui non ne ho mai parlato direttamente, nè con nessun altro, pur avendo molte amicizie e famiglia amorevole, mi vergognavo molto e avevo paura di perderlo.

Abbiamo cominciato ad avere rapporti di sesso orale vicendevole, masturbatori, o lui lo infilava tra il mio

corpo e il letto e alla fine veniva. Non ho mai provato un orgasmo con lui, solo masturbandomi da sola, come mi capitava fin da piccola, facendo pressione sul clitoride con oggetti, e usando l'immaginazione di rapporti completi.

Il mio sviluppo sessuale è stato regolare, mia mamma è una ex sessantottina e fin da quando avevo 4 anni mi ha spiegato le parti del corpo e come si hanno i bambini in modo naturale, con affetto e senza falsi miti. In modo molto libertino ricordo la frase: "Per me, se starai insieme ad una ragazza, un ragazzo, o ti farai suora, sarà lo stesso. Segui il tuo cuore, tutto può essere".

In seguito, a 22 anni, io e il mio ragazzo, che aveva un rapporto eterosessuale con me ed uno omosessuale con un ragazzo di cui ero al corrente da 3 anni, ci siamo lasciati di comune accordo, tra le lacrime di due che si dicevano ancora innamorati, ma di un amore piuttosto impossibile essendo lui gay.

Passo due anni in cui non ho alcuna nuova relazione, mantenendo il rapporto con il mio ex gay molto

vivo e fin troppo "aperto", non chiudo la vicenda, non ci stacchiamo molto e continuiamo a condividere molte cose.

Inizialmente molto triste per la fine della mia storia, ma sempre molto dedita all'università di psicologia, che mi vede iperperformante finire con lodo su lodi, e dedita alle uscite con gli amici in esplorazione di Milano, città in cui mi sono trasferita da sola a 19 anni, a vivere con delle amiche. Prima della fine della specialistica, inizio una relazione a distanza con un regista di Bologna, feticista dei piedi. I rapporti con lui sono rigidi, ossia iniziano e finiscono nello stesso modo, io sento il controllo della relazione e so che non voglio fidanzarmi né aver rapporti completi con lui, che mi spaventano nella loro impossibilità muscolare-penetrativa, quindi entro in un loop per cui faccio di tutto per mantenere con lui

questo status-quo, sbattendomi parecchio tra milano e Bologna, e potendo raccontare a famiglia e amici che comunque "ho qualcuno" (ho sempre sentito molto la diversità dalle altre ragazze, che mi parlavano dei loro rapporti sessuali, dei loro fidanzati innamorati e con cui avrebbero potuto o meno avere dei bambini, ecc). Intanto divento psicologa e ricercatrice, e mantengo la mia seconda anima un po' più creativa che scrive di eventi di cultura e musica a Milano: conosco così M., che è giornalista musicale, discografico e organizza eventi, ma lui è fidanzato e io non sono da colpo di fulmine, così diventiamo amici seppur con un'intesa chimica fin dall'inizio malcelata.

A gennaio del 2009 interrompo la relazione con il regista feticista, senza lacrime o morti, poichè semplicemente iniziavamo a vederci sempre meno per impegni reciproci. Non ne sono mai stata innamorata comunque. Nel 2010 inizio a staccarmi seriamente dal mio ex gay, iniziamo a frequentare amici diversi, giri diversi con interessi più adesi ai nostri vicendevoli, così ho più spazio, mi sento più indipendente e comincio a conoscermi meglio. Conosco P., che chiamo con l'iniziale del suo cognome, che di nome si chiama come il mio fidanzato attuale e non mi va. P. è fidanzato ma gira sempre solo, non sembra curarsene perché mi dicono sia molto libertino, e si trasferisce a Milano nel periodo in cui mi conosce, inizia a voleri conquistare e ci lanciamo nella conquista a vicenda, con modi romantici.

Dormiamo spesso insieme, passiamo alcuni weekend insieme (la sua fidanzata viveva in tournèe) e io vivo in una bolla di sogno come se fossimo fidanzati. in realtà sono l'amante, lui è spesso manipolatorio o distante, le amiche cercano di farmelo notare, ma io sono completamente sotto, e mi piace tenermi questa cosa nuova che ho. I rapporti con lui sono inizialmente masturbatori, poi sesso orale, poi ritento la penetrazione ma non riesce. Il fatto che lui abbia la fidanzata mi consola, mi tranquillizza sul fatto che sia comunque soddisfatto, e una sera dopo aver festeggiato teneramente il mio compleanno un agosto 2010 intero insieme, decido di provare il sesso anale, che viene bene con mio godimento. Ho il primo orgasmo con lui che mi stimola con le mani davanti mentre mi prende da dietro. Poi proviamo interazioni soft-core sadomaso, che ci piacciono, e ci fanno giocare e sperimentare come sostituto della non penetrazione classica. Che a me comunque manca, sempre. A fine agosto andiamo a Berlino insieme, ma al ritrono lui mi

dice che la storia non è giusta e dobbiamo interrompere, lasciando in contemporanea anche la sua ragazza. Ci vediamo ancora un paio di volte, poi sparisce, non ho più contatti.

Sono depressa, penso che sia perchè lui continuava a ripetere di sentirsi il mio toy-boy, che ero perversa e non gli avevo spiegato perchè non "volessi" la penetrazione ma preferissi il sesso anale, crede che io sia una pervertita ecc, e io non gli ho mai spiegato nulla. Sento di averlo perso per quello, anche se oggi che ci ripenso non sarei stata certo felice in una storia con l'ennesimo "narci" distaccato emotivamente d autocentrato. Il mio castello di carta è caduto, ma mi faccio aiutare da chi mi vuole bene e lo supero.

Nel maggio 2011 ho un grave incidente in autostrada con un cervo al ritorno da una gara di kung fu a Roma, doveva essere mortale, invece no, e al ritorno un amico scrive una storia su di me e il mio essere sopravvissuta: è M., il giornalista che scrive con me di eventi. Lui non è più fidanzato da agosto 2011, e iniziamo a legarci molto, a scambiarci verità, e io inizio a dare e prendere veramente.

metto il mio di narcisismo da parte, sgretolo la corazza di evitamento inattaccabile, metto in mostra il mostro. E lui dice che non c'è il mostro, se lo coccola ogni giorno, mi aiuta a sperimentare. Io lo amo, ce lo diciamo, inziamo a vivere con gli altri amici ma anche a 2, vita di coppia con viaggi e casa, come non l'avevo mai fatta.

Parliamo del mio problema dopo 3 mesi in cui litighiamo, in cui vuole delle risposte che non gli dò, mi dice io ti prendo comunque, ma voglio sapere, perchè mi interessi tu. poi io aspetto anche 5 secoli.

Allora gli racconto tutto a cascata, e gli dico anche che forse ho la soluzione, che mia cugina aveva lo stesso

problema ed è andata da un sessuologo e l'ha risolto, ma io non ho mai voluto affrontarlo per paura (intanto in questi anni sono anche svenuta con pseudo attacchi epilettici con tanto di morsi ai precendenti ginecologi e transvaginali varie..).

Lui mi dice vedi tu, ma fallo per te, dice che anche lui aveva avuto u problema sessuale, e si possono risolvere. Io gli dico li ho anche studiati guarda, ma vedi la paura che mi ha fatto fare.

Così guardo in faccia la mia tigre, con Bernorio, e la mia tigre è un gattino che va conosciuto, faccio gli esercizi e seguo le sedute, mi lascio andare emotivamente nel cartellone con le immagini, poi parliamo anche di emozioni e pensieri in alcune sedute. Tutto sembra ridursi, e quella che cresce è la mia autoefficacia. Il dilatatore entra ed è sempre più grande (e pensare che non mi sono mai neanche infilata un tampax, nè un dito mio). Intanto io a Mattia ci equilibriamo sempre di più, diventiamo complici, condividiamo in parte il lavoro e tempo libero, siamo gelosi l'uno dell'altra ma con maggiore fiducia. Gli dico i difetti miei che non ho mai detto, dopo che lui scopre i suoi con me, e riduco quel desiderio di performance sulle altre. Ad una seduta di giugno Bernorio mi dice che alla prossima dovrò andare con M., che accetta di buon grado,

curioso e desideroso di rendersi partecipe e affrontare il problema, anche se ormai un po' credo rassegnato di non poter fare l'amore con me, ma sempre rispettosissimo e mai pressante nei rapporti, che sono comunque fantasiosi e appaganti per entrambi. La sera prima di avere la visita, di ritorno da una serata provando squash dove litighiamo per orgoglio d entrambi in partita, ci consoliamo a letto con eccitazione massima, io che avevo già iniziato a salire su di lui senza strusciarmi, mi muovo un po' cercando

eccitazione al clitoride, e infine gli chiedo di appoggiarmelo all'ingresso della vulva. Lui dice "te lo

appoggio soltanto, qui" e questo mi rilassa, mi rasserena sul fatto che non mi devo sforzare, e allora provo, e

glielo spingo dentro. Mi muovo su di lui da sopra, entra tutto, agilmente, non dolore, e quindi facciamo l’amore per 15 bellissimi minuti, in varie posizioni, ed io ho 2 orgasmi, e io piango alla fine, con lui disteso su di me che mi riempie di baci.

Guardare in faccia la propria tigre.

Poi piangere.

Poi baciarla un po'.