Quando il corpo si chiude al sesso

Vaginismo

laura

Ho sempre avuto paura della visita ginecologica finché mi sono accorta che non riuscivo ad avere un rapporto sessuale col mio fidanzato a causa di un fortissimo bruciore che sentivo ad ogni tentativo di penetrazione. Questa cosa mi ha procurato una sofferenza e una frustrazione tali, che ho trovato il coraggio di affrontare la mia prima visita ginecologica. Escluse clinicamente le cause fisiche che potevano procurarmi tale disagio, la ginecologa mi ha indirizzato al dottor Roberto Bernorio, ginecologo, sessuologo e psicoterapeuta specializzato nei disturbi del dolore correlato all'attività sessuale.

Sono giunta al primo incontro con lui scoraggiata, stanca e pessimista perché da troppo tempo convivevo con questo problema, imbarazzata e piena di paura perché osavo affrontarlo con un uomo. Ho raccontato al dottore la mia situazione rispondendo a numerose sue domande. Il dottore non è riuscito a visitarmi, mentre io vivevo uno stato di autentico panico in preda a un tremore che non potevo controllare.

A questo punto il ginecologo mi ha diagnosticato un vaginismo di V grado, che si manifesta come grave contrazione involontaria dei muscoli della vagina e delle gambe con inarcamento della schiena, rendendo impossibile qualsiasi tipo di penetrazione. Non mi aspettavo che la mia condizione fosse cosi grave; pertanto ho reagito alla diagnosi con disperazione, piangendo, terrorizzata dall'idea di non poter più guarire, con la conseguenza che il mio fidanzato avrebbe potuto lasciarmi.

Il dottore mi ha proposto una terapia di 15 sedute circa di media, da svolgersi inizialmente

lavorando da sola su me stessa e secondariamente con l'intervento del mio fidanzato. Pur sentendo la fatica che mi avrebbe richiesto questa soluzione e la forza che dovevo trovare per vincere lo scoramento e poter affrontare un cammino di questo tipo, ho accettato di iniziare la terapia e ho ricevuto l'assenso benevolo del mio fidanzato, che mi ha notevolmente incoraggiata, placando almeno la paura di essere abbandonata da lui.

Dopo le prime sedute basate su colloqui con il terapeuta, ho capito che il mio disturbo era di natura psicologica e rivelava soprattutto una forte paura del dolore.

Quindi ho dovuto lavorare a casa svolgendo esercizi di auto esplorazione con uno specchio e annotando le sensazioni provate. Durante ogni seduta terapeutica analizzavo verbalmente col dottore tali sensazioni e stati d'animo relativi. Un esercizio successivo indicatomi è stato quello di introdurmi un dito in vagina con l'aiuto di un gel lubrificante. Dopo di che è stato possibile per il dottore visitarmi e realizzare, durante ogni seduta, dei massaggi intravaginali volti a decontrarre la muscolatura. A questo è seguito un lavoro di introduzione in vagina di appositi coni dilatatori di dimensioni crescenti. Questi venivano introdotti dal dottore, durante la seduta terapeutica, e poi da me a casa su sue indicazioni precise, riguardanti il numero di introduzioni da eseguire, i movimenti di contrazione e decontrazione da accompagnare e la frequenza settimanale degli esercizi stessi. Infine ha dovuto intervenire il mio fidanzato: sempre su indicazioni molto precise del dottore, lui doveva utilizzare questi coni dilatatori su di me in fasi successive, fino ad arrivare a tentare una sua personale penetrazione.

Ho cercato di descrivere questa terapia in modo relativamente sintetico, ma ci tengo a sottolineare che la sua realizzazione è stata lunga, faticosa e irta di grossi ostacoli. Infatti all'inizio provavo addirittura disgusto e disprezzo verso me stessa nel compiere gli esercizi, demoralizzazione e scoraggiamento se non riuscivo a realizzarli completamente. Talvolta il pessimismo e la paura mi attanagliavano al punto da dover telefonare al dottore tra una seduta e l'altra, senza riuscire ad aspettare il momento di parlargli personalmente in studio. Ero a disagio anche nei confronti del mio fidanzato, che si trovava di fronte a un grosso imprevisto, anch 'egli con le sue emozioni e preoccupazioni relative. Mi sentivo inadeguata, ma non volevo deluderlo. Spesso piangevo durante i colloqui col dottore per l'intensità delle emozioni che dovevo verbalizzare.

Eppure alla fine sono riuscita a permettere una penetrazione da parte del mio fidanzato senza provare dolore! Certamente la sessualità è qualcosa di molto più esteso del solo atto fisico e pertanto richiede un 'intesa non solo dei corpi, ma anche della mente e dello spirito. Di conseguenza io e il mio fidanzato dovremo ricercare questa intesa nel tempo,con pazienza, perseveranza e amore; ma la terapia dovrebbe consentirci di abbandonare "l'ansia da prestazione", perché mi ha dato la certezza di essere totalmente in grado di realizzare un rapporto sessuale completo, almeno dal punto di vista fisico.

Per tutto questo vorrei ringraziare Giancarlo per la sua disponibilità e per aver seguito alla lettera i consigli del ginecologo senza tirarsi indietro neppure nei momenti più difficili, e certamente il dottor Bernorio per avermi aiutato a capire che la sessualità di ogni donna non è cosa da reprimere e della quale vergognarsi, ma è una realtà da coltivare con orgoglio e con passione, così da poter divenire un grandioso atto d'amore. Grazie di cuore. Laura.

(E’ passato qualche anno dalla terapia e oggi Laura ha avuto due gravidanze che ha portato serenamente a termine)